Biografie per il Lavoro

Al fine di svolgere le proprie attività di studio e ricerca per l’individuazione di nuove professionalità e dei fabbisogni formativi dei cittadini stranieri comunitari ed extra comunitari che prestano la loro attività lavorativa in Italia, Confsal Fisals presenta un progetto di indagine per favorire l’intermediazione tra domanda e offerta di lavoro e l’integrazione con la cultura italiana.

"Biografie per il lavoro"

nasce da due volontà: conoscere più da vicino le problematiche lavorative e sociali degli stranieri e degli italiani, i loro interessi e le loro abilità ma anche far conoscere a loro la cultura italiana e viceversa.

Una biografia professionale è una sorta di curriculum romanzato, una via di mezzo tra un curriculum e una lettera di presentazione che vuole mettere in risalto le caratteristiche personali del candidato. E’ il futuro dei biglietti da visita.

Oltre a chiedere dati puramente informativi il questionario di Confsal Fisals vuole conoscere più a fondo le persone, perché il lavoro è fatto soprattutto di fiducia e di condivisione di obiettivi ed è importante potersi presentare con più di qualche riga scritta. Si dovranno raccontare le sfide e le difficoltà che hanno rafforzato la propria personalità e aumentato la conoscenza del proprio lavoro.

Per facilitare agli stranieri la realizzazione della propria biografia professionale, i collaboratori di Confsal Fisals hanno elaborato un questionario scaricabile in versione .pdf, QUI che anche gli italiani possono visionare e usare, adattandolo.

Scarica la versione in .doc, QUI

Le risposte al questionario possono essere fornite in forma scritta o tramite video (webcam, cellulari, videocamere).

Il questionario compilato in forma scritta deve essere inviato tramite e-mail al seguente indirizzo: redazione@fesica.it con oggetto: Questionario Biografie per il lavoro.

Chi realizzerà la sua presentazione attraverso il video dovrà caricare il filmato nella propria pagina facebook o su YouTube o Vimeo, in versione privata ed inviare comunicazione a: redazione@fesica.it con oggetto: video Biografie per il lavoro, indicando il link e la password per la visione.

I video verranno caricati sul canale YouTube o nel sito del sindacato dopo presa visione e accettazione.

Il progetto richiede la collaborazione di Associazioni, Enti, datori di lavoro e lavoratori con i quali stiamo entrando in contatto.

I destinatari di questa iniziativa sono giovani, uomini e donne stranieri e italiani che prestano o hanno prestato la loro attività lavorativa in Italia.

Per gentile concessione, qui di seguito riportiamo un'intervista realizzata da Jacopo Menichetti durante l'elaborazione della Tesi di Laurea specialistica in Storia contemporanea, dal titolo “L’immigrazione straniera a Firenze dal 1980 al 2010”, discussa presso l’università di Firenze nel maggio 2011 e che vogliamo condividere come esempio.

In fuga dalla guerra

Intervista con un uomo di 42 anni, originario della Somalia (intervista avvenuta il 22 marzo 2011).

Prima della guerra io non stavo male in Somalia. Certo la situazione non era facile, c’erano tanti problemi, c’era povertà. Non si aveva certezza del futuro, lo Stato non era come qua, non c’erano aiuti. Sono venuto via quando è scoppiata la guerra. Sono un profugo di guerra. Quindi adesso sono vent’anni che sono in Italia. Sono scappato via dal mio paese, dalla mia città, con molta tristezza. Inoltre ho perso un fratello, che è morto, è stato ucciso. Ancora oggi è dura pensare a questo. Mio fratello è morto un mese prima della mia partenza per l’Italia. Parte della mia famiglia è ancora in Somalia, un altro fratello è qua in Italia, mentre ho anche un cugino che si è trasferito in Francia. Prima della guerra abitavamo tutti nella stessa città, adesso siamo divisi in diversi paesi, ci teniamo in contatto ma non è la stessa cosa.

Quando sono andato via dalla Somalia avevo ventidue anni, ero un ragazzo. Mi ricordo che avevo molta paura. L’Italia mi sembrava un mondo misterioso, con grandi differenze. Non avevo punti di riferimento, non conoscevo nessuno. Dovevo riniziare tutto da capo, e non sapevo cosa pensare della mia vita in quel momento, cosa sarebbe successo, come e dove costruirmi un futuro. C’erano altri somali con me, ci incoraggiavamo l’un con l’altro, per tirarci su. La prima città che ho visto è stata Bologna, dove sono stato qualche mese; poi sono venuto a Firenze, perché qua c’era un mio amico. Lui era arrivato in Italia un po’ prima di me e quindi mi ha aiutato per quel che ha potuto. Così, quando sono arrivato a Firenze, c’era almeno una persona che conoscevo davvero. Il primo periodo è stato davvero brutto, mi sentivo veramente estraneo, straniero. Non so se era la mia poca confidenza con quasi tutto quello che mi circondava, ma spesso mi capitava di sentirmi addosso gli occhi della gente, come se le persone guardassero me in maniera diversa. Non mi è mai successo niente di spiacevole, ma l’aria non mi faceva stare tranquillo all’inizio. Penso che sia anche normale, considerata tutta la mia situazione di quel momento.

A Firenze c’erano anche altri somali, ci incontravamo spesso e passavamo il tempo insieme. Grazie a un mio connazionale ho trovato il lavoro che ancora oggi faccio: sono dipendente di una ditta di pulizie. Trovare questa possibilità per me è stato molto importante, mi ha permesso di inserirmi. È un lavoro che faccio volentieri, anche se agli italiani può sembrare strano. Spesso sento dire in televisione che gli italiani non vogliono fare questi lavori. In realtà alcuni miei colleghi sono italiani.

Mia moglie è italiana. L’ho conosciuta un’estate alla festa dell’Unità. Abbiamo due figli. Penso di essere stato molto fortunato a conoscerla. Lei lavora in un supermercato. Così viviamo lei, io e i nostri figli in una casa in affitto. Il fatto di essere somalo, di essere nero, di essere immigrato con lei non è mai stato un problema. Anche i suoi genitori non hanno mai avuto niente in contrario. Tutto questo mi ha molto aiutato: in tante cose io mi sento inserito in Italia. Certamente so che la mia terra è la Somalia, ma la mia vita è qua, il mio futuro è qua. I miei figli vanno a scuola, e a volte i loro insegnanti mi hanno chiesto di andare in classe per raccontare la mia esperienza, la guerra, l’essere andato via dal mio paese. Ho sempre accettato questi inviti, anche se per me è molto difficile parlare di certe cose, perché in fondo non sai mai quale può essere la reazione di chi ti ascolta. Però è importante far conoscere queste storie ai ragazzi, perché oggi in Italia ci sono tanti stranieri immigrati qua per motivi diversi e è molto importante capire come si possa convivere tutti insieme. Per questo la conoscenza è la prima cosa.